Storielle semiserie di un vero fracchia: casa, ufficio etc. etc. poe'sie sensa senso, robba del paese nostro tanto pe' canta'.
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Che differenza c'è tra una poesia ed una canzone? Solo la musica in questo caso.
PASSIONE di Neffa
Dammi passione
anche se il mondo
non ci vuole bene
anche se siamo
stretti da catene
e carne
da crocifissione
presto noi sogneremo
distesi al sole
di mille primavere
senza il ricordo
di questa prigione
di un tempo
lontano ormai
Abbracciami e non lasciarmi qui
lontano da te
abbracciami e fammi illudere
che importa se questo è il momento
in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però
Siamo in un soffio di vento che già se ne va
C'erano le parole
c'erano stelle
che ho smesso di contare
perso nei giorni
senza una ragione
nei viaggi senza ritornare
ora tu non spiegare
tanto lo sento
dove può il dolore
quando la notte
griderà il mio nome
nessuno ricorderà
Abbracciami e non lasciarmi qui
lontano da te
abbracciami e fammi illudere
che importa se questo è il momento
in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però
Siamo in un soffio di vento che già se ne va
Siamo in un soffio di vento che già se ne va.
Caro diario, stasera mentre ero fermo al semaforo di ponte bianco un tizio mi ha aperto la porta per chiedere l'elemosina. Generalmente do sempre qualcosa e tengo degli spiccetti a portata di mano per evntualita' del genere ma sono rimasto sorpreso ed anche spaventato perche' non mi era mai capitato che mi entrassero in casa cosi' con prepotenza ed arroganza e con me presente. E' il colmo eppure e' andata proprio cosi'. E, dulcis in fundo, con una mossa repentina ma impercettibile mi ha fregato il telefonino che avevo poggiato sul sedile di fianco, prprio dalla parte dell'intruso.
E' scappato in un baleno e per un momento volevo inseguirlo di corsa ma subito mi sono ricordato che sono ancora fresco di infarto e non mi potevo permettere il lusso di rischiare la pelle per un telefonino, pertanto mi sono limitato a qualche impropero sgorgato spontaneo e senza convinzione.
Mi sono sentito un cretino ed uno sprovveduto per essermi fatto fregare con tanta semplicita'.
Pazienza, se statisticamente deve accadere qualcosa di negativo mi sta bene anche essere derubato perche' in fondo trattasi di un oggetto non indispensabile e se ne puo' fare a meno con facilita'.
Chissa' perche' dopo quest'ultima considerazione mi viene in mente la favola di Fedro della volpe e l'uva, hahahahahahahahah!!!!
Buonanotte caro diario, sappi che occorre cogliere sempre l'aspetto positivo delle vicende e non dimenticare che allo stesso semaforo, dall'altra parte rispetto al furto subito da me, non molto tempo fa un signore ci ha lasciato la pelle.
Per carita' con questo non voglio demonizzare tutti coloro, poveracci, i quali cercano di sbarcare il lunario ai semafori faccio solo una ulteriore amara considerazione che, purtroppo, non ci si puo' fidare di chicchessia proprio per una piccola minoranza pronta a tutto pur di raccimolare qualcosa costi quel che costi.
Personalmete vedo tanta disperazione in questi personaggi pronti a rischiare grosso per 4 soldi ciononostante non posso fare a meno di esortare chiunque a non smettere di donare un piccolo aiuto a chi e' piu' povero di noi ma contestualmente di tenere sempre gli occhi aperti ad ogni evenienza.
Insomma di non fare le figure da fesso come me hahahahahahaahah!!!!
Enzo
P.s. a cena stasera la famiglia si e' tanto divertita alle mie spalle e chissa' per quanto tempo ancora dovro' subire i loro sfotto', porca miseria!
Spero almeno nella solidarieta' degli amici di splinder hahahahah!!

La trattoria e' un po' scomoda ma si mangia bene e si spende poco.
Sei invitato anche tu,caro diario.

Caro diario, oggi sono ripassato in via delle sirene in quel di Ostia per vedere nuovamente il teatro del Lido dove si esibira' tra pochi giorni la nostra collega-blogger "Bluvetrosmerigliato" che di professione fa la ballerina. Girando dalla parte del Lungomare ho scoperto che il teatro insiste alle spalle di un grande edificio ora adibito a servizio sociale per anziani mentre 50 anni fa era nientepopodimeno che una colonia estiva. Si, si proprio la mia colonia dove sono stato in villeggiatura alla eta' di 8 - 10 anni. L'unico modo per fare vacanza nelle famiglie in condizioni economiche disagiate e precarie consisteva nell'assegnazione di un posto nelle varie colonie dislocate nel territorio nazionale. Se si aveva la fortuna (?consisteva nell'essere piu' poveri degli altri a concorso) di ottenere il permesso-partecipazione si partiva. Ricordo che mia madre mi cuciva una sacca dove scriveva le mie iniziali con del filo rosso in sostituzione della comune valigia dove riponevo i cambi, mutandine, canottiere etc. che sarebbero servite alla bisogna durante la permanenza estiva. Devo avere da qualche parte ancora una vecchia foto nella quale riconosco la signorina che ci guidava a cui mi ero molto affezzionato insieme ad un'altra figura, maschile questa volta, che faceva da facente funzioni di bagnino e che ci organizzava le partitelle di calcio sulla spiaggia. Non credo ci fosse stato, all'epoca, un momento di maggior gioia ed aggregazione come quando giocavmo, spensierati, al pallone a due passi dal mare. Credo di aver appreso i fondamentali di questo sport meraviglioso e magico in quelle circostanze in cui il bagnino-controllore ci faceva da allenatore per semplice passione e/o per, presumo, tenerci occupati in qualche attivita'. Si, lo ammetto, ho provato una certa emozione che ho voluto condividere con chi avra' la cortesia di passare da queste parti. Buonanotte caro diario, un saluto particolare a Selyna ed a tutto il suo gruppo nel quale, da ieri, faccio parte anch'io.
P.S. La foto e' stata presa tra le immagini di google, non e' quella di cui parlo ma rende bene l'idea e si avvicina molto alla realta'.
piccolo impegno per aiutare la causa di Isabella. Per maggiori chiarimenti visitare il blog di Kappa-pera tra i miei link. Grazie
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degli Amici di Isabella
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giovedì 5 aprile ore 21
donna liberalizzata?.................................ma se la carceravano nun era mejo?
tra la famiglia ed il lavoro javemo fatto un mazzo tanto..............
"Eravamo io, mi madre e mi fratello Giggi! Abitavamo ar vicolo der Moro"
Che bello, ieri sera lo spettacolo di Alessia e' andato benissimo mentre oggi tutti a pranzo insieme compreso i tre nonnini. E vai!!!
Si si , caro diario, hai ragione sono diventato un po' pigro e non racconto piu' niente. Nulla di come riportavo tempo addietro quando mi dilungavo nei particolari ma questo e' quanto passa il convento in questo periodo.
Ripensandoci ecco riportato il testo integrale intitolato "Er fattaccio" a cui facevo riferimento all'inizio di questo post.
(Nino, giovane operaio meccanico, ammanettato davanti al delegato, pallido, disfatto, con voce plorante esclama)
Sor delegato mio nun so' un bojaccia!
Fateme scioje... v'aricconto tutto...
Quann'ho finito, poi, m'arilegate:
ma adesso, pe' piacere!... nun me date
st'umiljazione doppo tanto strazio!...
(pausa )
V'aringrazio!!
Quello ch'ha pubblicato er «Messaggero»
sur fattaccio der vicolo der Moro
sor delegato mio... è tutto vero!!
No p'avantamme, voi ce lo sapete,
so' stato sempre amante der lavoro;
e è giusto, che, pe' questo, me chiedete,
come la mano mia ch'è sempre avvezza
a maneggià la lima còr martello,
co' tanto sangue freddo e sicurezza
abbia spaccato er core a mi' fratello.
(pausa triste)
Quanno morì mi' padre ero fanello...
annavo ancora a scola e m'aricordo
che, benché morto lui, 'nder canestrello,
la pizza, la ricotta, er pizzutello...
nun ce mancava mai! Che, quella santa...
se faceva pe quattro, e lavorava...
e la marinarella, le scarpette
a di' la verità, nun ce mancava!
Ho capito! Me dite d'annà ar fatto
un momento... che adesso l'aricconto:
Abbitavamo ar vicolo der Moro
io, co' mi' madre e mi' fratello Giggi.
La sera, noi tornamio dar lavoro;
e la trovamio accanto a la loggetta
bona, tranquilla, co' quer viso bianco,
che cantava, e faceva la carzetta!
E ce baciava in fronte, e sorrideva
e ce baciava ancora e poi cantava:
«Fior de gaggia
io so' felice sortanto co' voi due
ar monno nun ce sta che ve somija!».
E mentre sull'incudine, er martello,
sbatteva tutto allegro, e rimbarzava,
pur'io ndell'officina ripetevo:
«Fiorin fiorello
la vita tutta quanta, manco a dillo,
l'ho da passà co' mamma e mi' fratello».
(pausa triste)
Poi, Giggi se cambiò!!! se fece amico co'
li più peggio bulli dell'urione
lassò er lavoro.... bazzicò Panico,
poi fu proposto pe' l'ammonizzione.
De più, me fu avvisato dalla gente,
che quanno io nun c'ero, nú' fratello
annava a casa pe' fa er prepotente!!
Per «garaché», ... l'amichi... l'osteria...
votava li cassetti der comò
e quer poco che c'era lì in famija
spariva a mano a mano!!! Lei però
nun rifiatava, nun diceva gnente....
ma nun rideva più... più nun cantava
mì madre bella, accanto a la loggetta!
La ruta... li garofoli... l'erbetta
ch'infioraveno tutto er barconcino,
tutto quanto sfioriva, e se seccava
insieme a mamma che se consumava!!
(pausa)
Un giorno je feci: - A ma', che ve sentite?
voi state male... perché nun me lo dite?
Nu' rispose: ma fece un gran sospiro,
e l'occhi je s'empirono de pianto!!
Nèr vedella soffrì, pur'io soffrivo!
ma ch'avevo da fà?... chiamai er dottore.
Disse che er male suo era qui:
«ner core»...
e che 'nse fosse presa dispiacere
se 'n voleva morì!!! La stessa sera
vorsi parlà co' Giggi, lo trovai, je feci:
- A Gi', manima sta male assai ...
nun me la fa morì de dispiacere ...
je voio troppo bene... e tu lo sai
che si morisse, embè... che t'ho da di'?
sarebbe come er core se spezzasse!...
Mentre lei, guarirebbe si tornasse
er tempo de 'na vorta!... de quann'eri
bono... lavoratore... t'aricordi?
(pausa accorata)
Giggi me fece 'na risata in faccia:
arzò le spalle, e poi me disse: - Senti,
senza che me stai a fa' tanti lamenti
faccio come me pare! E poi de' resto
si 'nte va be', nun me guardà più in faccia!
E me lassò accusì, li sur cantone,
cor core sfranto!! Ritornai da mamma
e la trovai davanti alla Madonna...
che pregava, e piagneva! Poverella...
quanto me fece pena!! In quer momento
per vicoletto scuro e solitario,
'ntesi Giggi cantà, co 'n'aria bulla:
«Fiorin d'argento
accoro mamma e nun m'importa tanto
pe l'occhi tua ciò perso er sentimento».
(con impeto)
Allora feci: - A ma', se mi' fratello
ritorn' a casa pe' fa' er prepotente
ve giuro che succede 'no sfracello! -
No... no... fietto mio bello,
Giggi nun è più lui... è 'na passione...
so' l'amichi che l'hanno straportato!!!
Me dette un bacio, la benedizione...
e poi, più bianca assai de' la cera,
pe nun piagne disse - Bona sera!
(Pausa lugubre, pianissimo)
ler'ammatina che successe er fatto,
sarà stato... che so... verso le sette ...
me parve de senti come 'na lotta! ...
Mamma diceva: - A Gi'.... 'nte compromette
co' tu fratello ... damme qui er brillocco...
è l'urtimo ricordo de tu padre!!...
e nun te scordà ... che so' tu' madre-
- E che m'importa a me de mi' fratello?
Si vò assaggià la punta der cortello
venga pure de qua! - Mbè... fu un momento:
sarto dar letto... spalancai la porta...
e me metto de faccia a mi' fratello,
co' le braccia incrociate sopra ar petto!
In quer momento me parve de senti 'na cosa calla ...
'na cosa calla che saliva in faccia.
Poi m'intesi gelà! Fece - Che voi.... -
- Io vojo che te ne vai...
senza che fai più tanto er prepotente
senza che me stai a fa' tanto er bojaccia!... -
Mi' madre prevedendo la quistione
se mise in mezzo pe' portà la pace:
ma Giggi la scanzò co' no spintone,
e poi me fece: - A voi sor santarello
ve ce vora' na piccola lezione!
E detto questo, aprì er cortello
e me s'avventò addosso!!!...
Mamma se stava pe' rimette immezzo
infrattanto che Giggi dà la botta...
io la scanzo... ma... mamma dà 'no strillo
e casca a longa longa... Detti un urlo de belva e je strillai -
- Ah bojaccia!!!... infamone scellerato'...
m'hai ammazzato mamma!!! e me buttai
come 'na 'jena sopra a mi' fratello:
j'agguantai la mano ... e je strappai er cortello...
Poi viddi tutto rosso ... e... menai... menai!!!...
(si copre il viso con raccapriccio; ma l'eco lontano di una marcia funebre che viene dalla strada lo riscuote: e pallido per l'emozione, balbetta)
Sarà mamma che passa!!
(scoppia in un irrefrenabile singhiozzo)
Mamma! Mamma mia! (poi risoluto ar delegato)
Mannateme ar Coeli.