Storielle semiserie di un vero fracchia: casa, ufficio etc. etc. poe'sie sensa senso, robba del paese nostro tanto pe' canta'.
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Da cosa nasce cosa, caro diario, pertanto sollecitato anche da una gentile richiesta della mia amica Harmonia, eccomi pronto per un bel (spero) amarcord sul maestro Michelangelo Antonioni con il quale Ho avuto il piacere di fare la sua fugace conoscenza durante le riprese del film “L’eclissi” il cui leit-motiv era fondato sulla “incomunicabilita’”. Termine che oggi mi e’ chiaro ma che, all’epoca, neppure adolescente , ero riuscito a capire. Stiamo parlando degli anni 59-60 quando nei periodi in cui non andavo a scuola avevo l’abitudine di cercarmi qualche lavoretto. Ebbene, vicino all’ufficio di mio padre, nei pressi di via Po angolo via Salaria, c’era il bar Jarriz che cercava un giovane apprendista barman proprio mentre a due passi di distanza stavano girando le riprese del film in premessa citato. Iniziare a lavorare e trovarmi in mezzo a quella troupe e’ stato un tutt’uno. Rammento che il mio datore di lavoro mi aveva fornito un grosso vassoio pieno di thermos e cornetti con l’ordine perentorio di mettermi a disposizione della produzione prestando la mia opera nel palazzo-appartamento dove giravano le scene dirette dal maestro coadiuvato da attori del calibro di Monica Vitti e di Alain delon. Per me, ancora bambino, fu una esperienza formativa per comprendere la psicologia della gente in mezzo a tante e variegate persone in un ambiente spesso distante dal senso comune. Ricordo con gioia e gratitudine le mance che un giovanissimo Alain delon, giocarellone e grande fumatore, mi regalava ogni qual volta mi mandava a prendere la sua quotidiana razione di Gouloise. Si trattava di 10.000 lire per servizio e tante altre volte ancora per tutto il periodo durante il quale ho avuto il piacere di lavorare in quella realta’. Mica male se si considera che le mie spettanze mensili ammontavano a 15.000 lire. E che gioia portare tutti quei soldi a mia madre che scherzava osservando come, in quel mese, ero riuscito a superare perfino lo stipendio di mio padre e Dio sa quanto quei soldi siano serviti in un periodo di grandi difficolta’economiche. Ma a parte questi particolari marginali veniamo all’episodio in cui ho fatto la conoscenza di Antonioni. Mentre trafficavo con i thermos mi si avvicina l’attrice principale, Monica Vitti, che mi dice all’incirca queste parole: ragazzi’, vedi quel signore la’ in fondo? Si, certo. Bene, vai da lui ed invitalo gentilmente a prendere il caffe’ con me. Senza farmi ripetere mi sono avvicinato al grande maestro riportando per filo e per segno quanto appena recepito da quella bellissima e spiritosa attrice non senza una certa soggezione in quanto si avvertiva dal suo portamento che si trattava di una persona importante a cui tutti davano ascolto. Ma la risposta fu veramente laconica e deludente: per favore portami solo il caffe’ rifiutando , chissa’ per quale ragione, il galante invito sebbene ci si trovasse in un momento di pausa. All’epoca non capii che trattavasi, in quella particolare fattispecie, di scaramucce d’amore tra due persone che, probabilmente, stavano gia’ insieme come ho poi appurato negli anni a seguire. Ecco forse condividendo questa piccola esperienza con gli amici di splinder riesco nell’intento di commemorare la scomparsa del maestro che , chissa’ dove e chissa’ come e sempre che abbia la connessione ad internet per leggere questo post, probabilmente stara’ ridendo perche’ quello che ho raccontato e’ tutto vero confidando, inoltre, che un episodio cosi’ marginale gli sia rimasto impresso come l’ho teste’ raccontato. Spero anche di accontentare qualche amatore di aneddoti che casualmente passera’ da queste parti sempre che, sia ben chiaro, si accontenti di quello che passa il convento e seppure fossi riuscito mio malgrado a cogliere la sola attenzione della mia amica Harmonia trovo lo stesso che ne sia valsa la pena perche’ sarebbe gia’ , anche in questo caso, una buona ragione per aver scritto questo amarcord . (Amarcord? Ops! non me ne voglia il maestro per questo piccolo lapsus froidiano).