Berluscounter!

storia di un impiegato

Storielle semiserie di un vero fracchia: casa, ufficio etc. etc. poe'sie sensa senso, robba del paese nostro tanto pe' canta'.

Eccomi

Utente: ozne
Nome: Enzo cristiani
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16/09/2007

Caro diario, avvisa gli amici che per una quindicina di giorni sarò impegnato ad Ostia dove non ho neppure la linea telefonica.
Ma prometto che, appena tornato, passerò a leggere  i loro post  senza lesinare  i commenti  che mi intrigano tanto.
Oddio, se proprio dovessi avere una crisi di astinenza, posso sempre rimediare presso qualche access point
ma non prometto niente.
Un saluto a tutti coloro avranno la cortesia di passare da questi paraggi.
Con amicizia
Enzo

Postato da: ozne a 21:28 | link | commenti (18) |

Buongiorno Laura, come stai? Ovviamente, cnsiderate le circostanze, lei mi risponde appena con un ciao stiracchiato ma almeno percettibile. Questa ragazza di circa 40 anni e' affetta da alzheimer  ed e' rifiutata da tutti i nosocomi.  Per chissà' quale fortuita ragione e' stata ricoverata e presa in cura nella clinica  dove si trova attualmente mia madre. Sono compagne di stanza e seppur di generazioni diverse, data la notevole differenza di età' , sono accumunate dallo stesso implacabile male. La mamma reagisce rifiutando la parola  mentre Laura parla e bofonchia continuamente. Stranezze della malattia che risultano inspiegabili perfino agli specialisti figuriamoci a noi gente di strada.
Ho voluto riportare questo piccolo episodio solamente per sottolineare in quali difficoltà versano questo tipo di malati rifiutati da tutti gli ospedali e spesso anche dalle famiglie.
Trovo aberrante che non esistano strutture adeguate per, non dico guarire,  ma almeno alleviare le pene di questi poveri e sfortunati malati che, attraverso le loro vicissitudini,  ti portano  uno scossone tale da riconsiderare e discutere il proprio modus vivendi. Per questa ragione, probabilmente e  forse,  occorrerebbe che tanta gente si facesse un giretto in questi posti per tornare con i piedi per terra e per ritrovare una certa obiettività' nel modo di vivere follemente consumistico dei giorni nostri che ci allontana dal comprendere quali sono gli effettivi bisogni primari rispetto a quelli prevalentemente fittizi . E dare così  considerazione ai problemi seri  e saper distinguere le priorità  in materia di bisogni, siano essi individuali che collettivi,   sviluppando  una  coscienza  che dia il giusto valore a questa tipologia di eventi senza farne un mero accadimento statistico quando il fatto non ci colpisce direttamente.
Certo se, negli anni,  si fosse sviluppato nella civiltà' occidentale il principio di comunanza (vero vecchio?) piuttosto che quello del predatore  probabilmente non stavamo a discutere, oggi,  se il nostro sistema sanitario nazionale fosse o meno adeguato a certe esigenze perché   la salute pubblica sarebbe stato il fiore all'occhiello di un discorso più generale e più ampio.
Adesso comunque mi fermo perché so che sarei capace di saltare di palo in frasca con facilità e finire fuori tema in un batter d'occhio, scantonando a destra e a manca,  come mi capitava fin dai tempi di scuola e vorrei concludere osservando che probabilmente con un piccolo sforzo legislativo mirato a risolvere queste problematiche ci sarebbero delle piccole strutture ad hoc, dove forse Laura ritroverebbe  il gusto del voluto silenzio,   riacquistando,  ad ogni buon conto,   una dignità perduta e calpestata continuamente tra un trasferimento forzoso e l'altro di ospedale.

Postato da: ozne a 09:52 | link | commenti (8) |
laura

11/09/2007

Questa sera, caro diario, vorrei lanciare un invito ai miei amici di splinder con  preghiera di portare un piccolo saluto/commentino alla mia amica Nedda-maestra il cui collegamento e' ben evidente tra i miei link.
Sono certo che le farebbe molto piacere ed io  mi sentirei molto soddisfatto se riuscissi a convincere una decina di blogger , tra gli amici o  gli avventori di passaggio, a fare una visitina al suo blog.
Questa nonna, che mi potrebbe essere madre, scrive un blog che sprigiona poesia e dolcezza e riesce sempre ad emozionarmi ed e' ricca di consigli soprattutto per i suoi giovani colleghi che stanno intraprendendo la difficile professione di maestro.
Ricordo di aver ricevuto lo stesso consiglio, tempo fa, dalla mia amica Linda alias Spighetta. Ho ottemperato alla richiesta per dovere di cortesia ma poi, leggendo, ho capito che il blog in questione era scritto da una persona tra le piu' attempate di Splinder che si esprime con il cuore spaziando da un argomento all'altro con tanta semplicita' e con tanta dolcezza che non si puo' fare a meno di restarne colpiti.
Un blog diverso in cui si avverte tanta sensibilita' d'animo ed anche una certa ingenuità tipica delle nonne dei nostri giorni che, seppur segnate da rughe  a causa del  tempo passato, mantengono uno spirito cosi' fresco e giovanile per confrontarsi, non senza essere apprezzate, da amici, figli e nipoti.
E,soprattutto,  senza essere bigotti; basti rileggere, tra i suoi vecchi post, quelli  in cui  improvvisa  una lezione di sessuologia con interessanti consigli alle donne circa il modo di comportarsi a letto con il proprio partner in modo molto sobrio senza scadere mai nella volgarita'. 
Certo, come tra i contenuti di altri blogger, ci sono anche  punti di vista non necessariamente condivisibili, ci mancherebbe altro se ci facessimo un problema per questo, resta comunque, a mio avviso, un blog umile, diverso, interessante e fortemente poetico.
E questo post e' dedicato a te, cara maestra, nella speranza di non essere stato troppo invadente e di farti invece cosa gradita.

Buonanotte caro diario, si lo so, hai ragione, siamo alle solite e mi vuoi rimproverare e tacciare di buonismo, secondo l'accezione peggiore del termine, ma era da un po' di giorni che mi frullava per la testa la voglia di mobilitare un po' di amici per portare un piccolo cenno di riconoscenza e di rispetto a nonna Nedda che gode di tutta la mia simpatia.
Enzo.


Postato da: ozne a 02:15 | link | commenti (20) |
nedda-maestra

03/09/2007


anno 1953
Escher
RELATIVITA'

Postato da: ozne a 07:41 | link | commenti (38) |

01/09/2007

                                                                                                                   

Caro diario, tanto per riprendere quale occasione migliore per riproporre questa mitica ed attuale canzone di Francesco Guccini?  Lo spunto l'ho avuto riascoltandola cantata durante l'ultima rappresentazione al Rossini, conosciuto anche come teatro Rascel, dove si e' esibita "l'akademia dei Cacini" che ripropone il vecchio avanspettacolo di una volta in perfetto dialetto romanesco.

Francesco Guccini - Cirano

                      Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.
 
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito, guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano.

Postato da: ozne a 23:31 | link | commenti (3) |