Ecco le foto fatte con il telefonino della performance di mio figlio Lele ed il suo gruppo che, l'altra sera, si sono esibiti nel centro sociale "La strada" nei pressi della Garbatella.
Sono stato invitato e ho aderito ad assistere allo spettacolo pur sapendo che il genere musicale che ho poi ascoltato sarebbe stato non di mio gradimento in quanto stile metallaro ovvero, come diciamo a roma, una vera caciara. Parola che nel nostro dialetto significa grande confusione e mai termine fu più appropriato in questa circostanza. Mia moglie, furbescamente, era riuscita ad eclissarsi con giorni di anticipo sull'avvenimento ma io, avendo promesso, sono andato con lo stesso spirito attraverso il quale un condannato a morte si avvicina alla sedia elettrica.
Ho pagato solo 3 euro ma non ho ricevuto un biglietto del tipo canonico bensì un bel timbro sul dorso della mano. Ho subito passivamente ma divertito alla strana timbratura e sono sceso in sala per cercare mio figlio mentre si esibiva un altro gruppo che, per fortuna, ,suonava un bel blues decisamente più orecchiabile rispetto al genere che invece va di moda tra i giovani in quell'ambiente.
Appena Lele mi ha visto è venuto subito incontro: grazie papà, sei stato veramente gentile a venire altrimenti avrei pensato (osservazione del tutto pleonastica perchè ne ero già certo e consapevole da solo)
che andate(plurale maiestatis che si riferisce anche alla madre) sempre a vedere gli spettacoli di Alessia, al secolo sua sorella, mentre mi snobbate sistematicamente ogni qual volta suono. Inutile spiegare che il teatro è più comprensibile e alla portata rispetto alla musica metallara di cui non si comprende nè l'inizio nè la fine. E si, lo ammetto, sarò vecchio ma questa musica non la capisco e non riesco ad afferrarne il significato. L'unica eccezione è costituita da "a man who sold the word" dei Nirvana perchè il resto rimane arabo, aramaico, cinese o comunque un linguaggio incomprensibile. Dopo, quando Lele e il suo gruppo sono entrati sul palco, mi sono avvicinato per scattare qualche fotografia ma sono scappato in quanto gli astanti pocavano. Scusate, devo qualche spiegazione, voce del verbo pocare in quanto neologismo dei nostri giovani che spiega l'arte di spingersi a ridosso del palcoscenico tutti insieme in un gioco perverso e demenziale, sollecitati ed influenzati dall'eccitazione delle chitarre che gracchiano e della batteria che imperversa con colpi duri e prepotenti. Ma questa è musica?
Di corsa mi sono allontanato per non restare coinvolto negli spintoni avvicinandomi al bar per un bel caffè ma il barman mi ha guardato come un marziano e prima che proferisse parola avevo già convertito l'ordinazione in una birra avendo compreso che in quell'ambiente si usa bere solamente ed esclusivamente alcolico.
Sia ben chiaro complessivamente mi sono anche divertito soprattutto quando ho curiosato tra i manifesti esposti sulle mura con i quali ho rivissuto fatti e misfatti di cronaca politica degli ultimi quarantanni.
Ho ammirato anche l'aria antifascista che si respirava per tutto il centro sociale attraverso gli scritti-denuncia sulla strategia della tensione degli anni caldi in cui i nostri servizi segreti sono definiti come il porto delle nebbie addossando accuse e responsabilità sui fatti più eclatanti avvenuti nelle nostre piazze ivi comprese le stragi di Brescia e di Bologna.
E' stata una esperienza curiosa e divertente che ho voluto condividere con gli amici di splinder spinto anche dalla forte correlazione all'argomento musica trattato sia dal Vecchio che dall'amica Animans proprio in questi giorni.
Buonanotte caro diario e non mi rimproverare se racconto quasi sempre storie ed avvenimenti in prima persona, macchiandomi all'apparenza di autoreferenzialità, perchè il post lo concepisco in questa maniera e meglio non saprei fare in quanto trattasi, se ancora non l'hai capito, de robba der paese nostro tanto pe cantà, come in premessa meglio specificato.